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Il mondo del sumo raccontato da un italiano in Giappone
大相撲について イタリア人が イタリア語で語る

articolo: Alessio Niffoi

Ottantadue. Questo è il numero delle kimarite ufficialmente riconosciute nel grande sumo. Ottantadue modi per vincere un incontro: sì, ma parliamo solo dell’atto finale, dell’ultima mossa, di quella decisiva, arrivata però dal lavoro che la precede, a partire dal tachi-ai e durante lo sviluppo dell’incontro. Molti lottatori hanno, nella loro carriera, collegato il proprio shikona a una kimarite preferita, che riuscivano a proporre ripetutamente e nella quale eccellevano ottenendo numeri sopra la media degli altri colleghi.

Vogliamo fare un giochino veloce? Vi dico i nomi di alcuni lottatori e voi pensate rapidamente alla kimarite che vi viene in mente: Terunofuji, Enho, Ura, Midorifuji;

Bravi lo so che avete detto subito kimedashi, ashitori, tsutaezori e katasukashi!

Questi ovviamente sono solo esempi piuttosto recenti, freschi nella memoria, ma se andiamo un po’ indietro di qualche anno potremmo parlare delle accoppiate Hakuho/uwatenage , Asashoryu/tsukiotoshi (che lui faceva sollevando l’avversario e schiantandolo a terra!), Tochinoshin/tsuridashi, Goeido/kubinage e tante altre.

Stile di lotta come valore identitario per un rikishi

Ma ci sono dei lottatori che, nella loro carriera hanno legato il proprio nome a delle tecniche, spesso anche del sumo di base, più che ad una kimarite. Impostare il proprio sumo arrivando ad eccellere in determinate tecniche, o anche semplicemente fare di tali tecniche il perno fondamentale del proprio sumo porta noi appassionati a realizzare un’associazione mentale fortissima fra il lottatore e il suo modo di combattere.

Vogliamo riprovare a fare il giochino di prima? Vi do altri nomi: Daieisho, Abi, Chiyoshoma, Kakuryu e… Hakuho! Sì, di nuovo lui… e siccome so quanto siete bravi so bene che avete pensato subito a nodowa, tsuppari, henka, morozashi e… sì, al kachiage del 69° yokozuna. Come anticipato, non si tratta di kimarite ma di tecniche di lotta, di prese o addirittura di approcci nel tachi-ai, ma questi lottatori ci ricordano subito le loro tecniche più utilizzate ed efficaci semplicemente leggendo il loro shikona. L’attacco potente e preciso con l’avambraccio nel tachi-ai di Hakuho, la doppia presa interna al mawashi di Kakuryu che era quasi una sentenza, Abi che parte e inizia a colpire l’avversario con una serie di rapidi colpi con le mani frustando le sue lunghe braccia, Daieisho che in un lampo piazza una mano alla gola e solleva il baricentro del suo oppositore, Chiyoshoma che… beh si scansa di lato al tachi-ai e forza verso il basso lo sfortunato che si trova davanti!

Ma perché oggi ho voluto parlarvi di “signature move”, delle mosse caratteristiche di vari protagonisti della storia recente del grande sumo? Perché, qualche giorno fa, è stato il compleanno di uno di questi personaggi, un rikishi che ha legato la sua carriera ed il suo stile, il suo sumo, ad una particolare tecnica, non una kimarite, con la quale ha ottenuto successi, rispetto ed ammirazione costringendo tanti avversari a studiare contromosse adeguate per affrontarlo… stiamo parlando dell’ozeki Kotoshogiku e del suo famosissimo gaburi-yori. E perché parlare del gaburi-yori? Lo vediamo fra un attimo, prima mi pare d’obbligo spendere due parole su uno degli ozeki più amati dai giapponesi negli ultimi decenni.

Kotoshogiku Kazuhiro

Kotoshogiku Kazuhiro, oggi più noto col suo kabu Hidenoyama Kazuhiro, il 30 gennaio ha compiuto 42 anni ed è stato un ozeki longevo, con ben 32 basho disputati nel rank dal 2011 al 2017. Ha raccolto nel suo palmares uno storico yusho a gennaio 2016, dove sconfisse tre yokozuna (in tre giorni di fila), due ozeki, due sekiwake e due komusubi e interruppe il digiuno di vittorie da parte di lottatori giapponesi che durava da ormai dieci anni. Oltre la storica vittoria, Kotoshogiku può annoverare anche tre jun-yusho, 4 gino-sho, 3 shukun-sho, 3 kinboshi ed un yusho in Juryo. Questi numeri vanno poi messi sulla bilancia di un periodo storico dominato dagli yokozuna mongoli dove ha lottato contro Asashoryu (che in verità sconfisse solo una volta in 16 match), Hakuho, Harumafuji (contro il quale può vantare uno score di 35 a 30), Kakuryu, ma anche contro Baruto, Deijima, Goeido, Tochinoshin e… Terunofuji. Già, il 73° yokozuna che, nell’haru basho del 2017, quando entrambi erano al rank di ozeki, piazzò un henka pesantissima nel day 14 che costò a Kotoshogiku la perdita del rank. Per contestualizzare meglio va ricordato che lui veniva da due 5-10 consecutivi e che avrebbe recuperato dal kadoban solo raggiungendo 10 vittorie. Chiuse il basho con 9-6, perse il rank ed iniziò la fase discendente della sua carriera. Terunofuji era in piena corsa per il yusho che però perse, venendo sconfitto due volte da Kisenosato, una al senshuraku e poi al play-off.

Kotoshogiku era un lottatore piuttosto solido e robusto, circa 180 cm riempiti da 175 kg di muscoli e determinazione. Prediligeva il sumo di attacco, cercando di forzare velocemente l’avversario oltre la corda spingendo con forza, rapidità e dando seguito al suo attacco con il gaburi-yori, ossia una serie di spinte portate con l’addome mentre cingeva l’avversario con le braccia o lo teneva a contatto tramite presa sul mawashi. Oltre che per il gaburi-yori era famoso anche per il suo personalissimo rituale prima dell’inizio del match, dove inarcava all’indietro la schiena mandando in visibilio il pubblico.

Gaburi-yori がぶり寄り

Questa particolare mossa era generalmente utilizzata occasionalmente da lottatori che si trovavano nella situazione di aver spinto alla corda l’avversario ma di non riuscire a sopraffarlo per quell’ultimo, decisivo, passo indietro. Ecco allora che una vigorosa spinta data col torso, forzando con l’addome su quello dell’opponente poteva smuovere uno stallo rischioso e dispendioso di energie e portare a concludere favorevolmente il match. Non era comunque comune vedere un lottatore spingere in quel modo, anche perché, la tecnica per essere efficace necessita di energia, cadenza, e tanta forza nella parte inferiore del corpo. Il gaburi-yori infatti non è una semplice “panciata” ma ha la sua efficacia quando il colpo è portato forzando dalle gambe e riuscendo ad imporre il giusto timing ad ogni spinta, gli errori o la scarsa potenza portano ad essere un facile bersaglio per ribaltamenti, prese sul braccio o sgambetti.

Kotoshogiku però era talmente maestro nella tecnica che non la utilizzava solo per chiudere un match con l’avversario alla corda, ma anche per destabilizzare e sbilanciare gli avversari sia dopo il tachi-ai che nelle fasi successive del match, riuscendo spesso a portare il suo opponente da una parte all’altra del dohyo.

È possibile applicarlo al sumo di oggi?

E veniamo ora a noi, perché “riesumare” il gaburi-yori? Beh, oltre perché una tecnica e un personaggio del genere meritano di essere ricordati ogni tanto; e poi credo che, al giorno d’oggi, ci siano alcuni rikishi che potrebbero trarre ottimo vantaggio da questa tecnica e aumentare il numero di vittorie da posizioni di iniziale vantaggio con avversario alla corda ma poi ribaltati e spesso persi a causa del dispendio energetico. Sto parlando in particolare di Atamifuji e Oho, due lottatori che hanno un fisico notevole, buona solidità nella parte bassa del corpo, dinamicità e soprattutto che riescono spesso, molto spesso, a forzare i propri avversari alla corda per poi scontrarsi con la loro strenue difesa senza trovare uno spunto per chiudere e, anzi, subendo il ritorno dell’opponente e spesso perdendo il match.

In tempi recenti il gaburi-yori si è visto molto sporadicamente, ma c’è un lottatore che, nonostante non arrivi ai 140 kg ogni tanto ripropone la tecnica di Kotoshogiku in modo vincente: Hiradoumi. Il 25enne di Nagasaki propone sempre un sumo vivace, dinamico e di spinta e quando non basta la pura forza di spinta ecco che, chiusa la distanza, propone i colpi con l’addome contro l’avversario destabilizzandolo e spesso riuscendo a portarlo alla corda o a forzarlo direttamente fuori. Tornando un po’ indietro possiamo ricordarci di qualche match di Kotoeko che combatteva in modo simile, molto dinamico e muscolare, che non disdegnava chiudere, quando possibile con questo tipo di forzatura.

Se siete curiosi di vedere il buon Kotoshogiku all’opera col suo gaburi-yori vi lascio il suggerimento di qualche match interessante da ritrovare e rivedere:

Hatsu Basho 2016, day 11 vs Hakuho

Hatsu Basho 2016, day 5 vs Tochinoshin

Aki Basho 2015, day 10 vs Kisenosato

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Quote of the week

“Like a demon, you all go out to win. When you step out of the ring, you are gentle. For me that’s what dignity is. Yokozuna sumo… no matter if you are young or if you are old, even if you are a nice person, a good Yokozuna, if you don’t get results on the dohyo you should retire. I believe that winning is Yokozuna sumo

~ Hakuhō Shō