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Il mondo del sumo raccontato da un italiano in Giappone
大相撲について イタリア人が イタリア語で語る

autore: Alessio Niffoi

Quale che sia il motivo che ci ha portato a conoscere e poi apprezzare il grande sumo, è innegabile come poi ci siamo ritrovati, passando da curiosi ad appassionati, a simpatizzare di più per lottatori con determinati stili di combattimento. Ovviamente l’elemento che rende più interessanti i match è sempre il poter vedere del buon sumo, che solitamente viene fuori dall’equilibrio e dallo “scontro”, ossia da forze che si equivalgono (fisicamente, tecnicamente, e tatticamente) ma magari con due stili ben diversi che collidono.

Parlando con tanti appassionati, vedendo i commenti nelle varie community social e degli spazi web dedicati al grande sumo si nota che il pubblico si divide nei sostenitori dei potenti “spingitori” e dei più dinamici “tecnici”. De gustibus non disputandum est dicevano i latini e credo sia effettivamente inutile discutere sui gusti personali, ma tutto questo preambolo era necessario per introdurre l’elemento di discussione che volevo proporre: one trick pony o versatilità? Qual è la via?

È palese che sia una domanda a trabocchetto, o probabilmente più retorica che altro, ma mi sono fermato spesso a valutare questi aspetti, e nei tempi più recenti questo piccolo tarlo si è fatto nuovamente strada con l’imput del triplice confronto fra Hoshoryu, Onosato e Aonishiki.

Lo yokozuna mongolo ha sempre prediletto uno stile vario, legato allo yotsu zumo dinamico con il principale obbiettivo di sbilanciare l’avversario con leve, sgambetti e altre finezze tecniche; il più corpulento collega invece punta tutto sulla sua clamorosa potenza di spinta che riesce a produrre anche nella breve distanza e che diventa letale se portata con più abbrivio; mentre il giovane ozeki ucraino è salito agli onori della cronaca per i suoi uchimuso, che in realtà hanno inizialmente mascherato una maggiore versatilità e aderenza a un sumo più standard, solido e concreto.

Quali mosse finali prediligono?

Ma vediamo un po’ di numeri per dare maggior spessore al discorso:

Hoshoryu ha ottenuto la maggioranza delle sue vittorie con yorikiri (82) e oshidashi (47) ma in realtà queste rappresentano solo un terzo delle sue vittorie totali ed entrambe le kimarite risultano sotto la media delle vittorie ottenute dai lottatori (entrambe in media rappresentano il 25% delle vittorie mentre per Hoshoryu gli yorikiri sono al 21% e gli oshidashi il 12%). La maggiore propensione ad una versatilità tecnica si può apprezzare da altri due dati; il numero di differenti kimarite vincenti usate (39) e le alte percentuali rispetto alla media di kimarite legate a proiezioni (shitatenage 8,5% rispetto 2,16 medio, uwatenage 8,5% rispetto 4,63 medio, kotenage 3,62% rispetto 1,65 medio, kubinage 1,81% rispetto a 0,21 medio), sgambetti (sotogake 3,9% rispetto 0,27 medio e uchigake 1,81% rispetto 0,08 medio!) e prese sulle braccia (tottari 1,55% rispetto a 0,17 medio).

Onosato è invece uno specialista quasi purista dell’oshi-zumo; due terzi delle sue vittorie sono arrivate per oshidashi (circa 36%) e yorikiri (circa 26%). Se andiamo poi a vedere la percentuale rispetto alle medie notiamo che Onosato vince per oshidashi il 36% dei suoi match contro una media del 25% e per yorikiri il 26,9 contro una media di 24,6%. Ovviamente va valutato il fatto che Onosato ha lottato fin’ora 238 incontri (contro i 598 di Hoshoryu) però è comunque interessante vedere come il numero di differenti kimaritè usate dal giapponese sia al momento di 15. Le percentuali di vittorie con tecniche di lancio sono sotto le medie mentre sono assenti vittorie con tecniche di sgambetto o similari.

Aonishiki ha lottato fin’ora 162 match ma già può annoverare un numero più alto di differenti kimarite vincenti rispetto Onosato: 20 per l’ucraino. La maggior parte delle vittorie (circa il 54%del totale) dell’ozeki sono arrivate per Yorikiri (38 su 128) e oshidashi (32 su 128), con percentuali rispettivamente di 29% rispetto il 24,6 medio e di 24,4% rispetto 25,7 medio. E’ interessante vedere che l’ucraino utilizzi bene anche le proiezioni con presa interna (shitatenage, shitatedashinage, shitatehineri) ma anche spinte con presa sulla gamba (watashikomi), varianti di chiusure che partono sempre dallo sfruttare una posizione di attacco dal baricentro molto basso e con molta solidità, equilibrio e mobilità da parte delle gambe. Le percentuali rispetto alla media parlano chiaro: shitatenage 5,34% contro 2,18 medio, shitatedashinage 2,29% contro 0,35 medio, shitatehineri 2,29% contro 0,12 medio, watashikomi 2,29% contro 0,10 medio.

Come si traducono questi numeri in vittorie Yusho?

Dunque, lasciando da parte le “sensazioni”, i bias da sostenitore entusiasta e altre questioni fuorvianti, volendo analizzare freddamente i risultati dei tre lottatori si può tranquillamente notare come i tre abbiano uno stile di lotta differente, diversa attitudine alla versatilità e all’adattamento all’avversario, e diversa capacità di finalizzare la propria tecnica di base. Tutti e tre, però hanno avuto una conversione simile dei propri risultati in termini di scalata sul banzuke (parliamo di due yokozuna ed un ozeki), un dato che però lascia spazio a un’ulteriore riflessione. Restando in termini di conversione dei risultati, c’è da valutare quella legata alle vittorie, agli yusho messi in bacheca per dirla senza fronzoli, e questo dato andrebbe a dar ragione al sumo di spinta di Onosato, seguito dal sumo solido difensivo/offensivo di Aonishiki (stesso numero di yusho vinti rispetto Hoshoryu ma in molti meno tornei) lasciando in coda il sumo tecnico e più variegato di Hoshoryu.

Dunque quale stile scegliere?

L’oshi-zumo è allora la risposta? Beh ovviamente no! Il fatto che nel sumo non ci siano suddivisioni in classi di peso non vuol dire che questo parametro non debba essere considerato. Lo stile di sumo con cui si vuole lottare lo si sceglie o è necessario andare nella direzione che il proprio corpo suggerisce? Un po’ e un po’. Un lottatore dal fisico normale, sotto i 180 cm e i 140 kg di peso può puntare tutto sull’oshi-zumo? Sì, potrebbe. Ma non al massimo livello competitivo. Un lottatore alto 190 cm con 180 kg di peso potrebbe puntare tutto su proiezioni, sgambetti, prese alle braccia e ribaltamenti? Sì, potrebbe. Ma al costo di sottoporre il proprio fisico ad uno stress eccessivo diventando incline ad infortuni e senza riuscire a convertire lo sforzo in costanza di risultati.

Il sumo, e le sue regole insegnano che l’obbiettivo sia comune a tutti ma la via da seguire è quella che è stata tracciata per ognuno, senza forzature ma seguendo le proprie caratteristiche e la propria attitudine.

Onosato-Hoshoryu-Aonishiki

Tornando ai protagonisti del nostro discorso, ce lo vedete un Onosato a cercare metodicamente il mawashi per piazzare un uwatenage o un sotogake? Lo vedete un Hoshoryu che sistematicamente al tachi parte ad impattare sul petto dell’avversario per poi andare a spingerlo senza soluzione di continuità? Lo vedete un aonishiki che parte a sbracciare in tsuppari e nodowa come se non ci fosse un domani? Ve lo dico io se siete timidi per sbilanciarvi: No.

Ovvio che minore è la differenza fisica con l’avversario e maggiore può essere la variabilità di tecniche utilizzabili, ma il bello del grande sumo sta proprio in questa alta variabilità; di scelte tecniche, tattiche, strategiche, nella differenza fisica, nella differenza delle attitudini e delle preferenze nell’approccio all’avversario ed al sumo in generale che ogni lottatore porta con se sul dohyo.

Adorate i lottatori tecnici e vivaci? Bene, ma ricordate sempre che sarebbe meno divertente vedere combattere sempre e solo fra di loro questa tipologia di rikishi, mentre vi sale l’emozione quando li vedete faccia a faccia contro un “gigante” dalla spinta furiosa e vi chiedete “come caspita lo può superare?”. Dall’altra parte della medaglia, per i sostenitori dei pesi massimi, dei rulli compressori, è sempre alta la trepidazione quando l’avversario è minuto ma velocissimo e tecnico no?

Sui social è diventato anche fonte di meme il triplice confronto fra gli yokozuna e Aonishiki, con l’accostamento al gioco di “sasso, carta e forbice” che vede Onosato prevalere su Aonishiki; Hoshoryu prevalere su Onosato, e Aonishiki prevalere su Hoshoryu. Magari questi valori si andranno a stabilizzare, consolidare o ribaltare ma il fatto che, questi tre rappresentati di stili ed approcci al sumo cosi differenti, siano al momento la massima espressione del grande sumo e che la loro rivalità sportiva stia accendendo il fuoco dell’interesse da parte degli appassionati beh mi pare un’ottima riprova di quanto sia retorica la domanda iniziale che ho posto in apertura.

Alla fine, il sumo è bello perché è vario, no?

Hakkeyoi!

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Quote of the week

“Like a demon, you all go out to win. When you step out of the ring, you are gentle. For me that’s what dignity is. Yokozuna sumo… no matter if you are young or if you are old, even if you are a nice person, a good Yokozuna, if you don’t get results on the dohyo you should retire. I believe that winning is Yokozuna sumo

~ Hakuhō Shō